11.20
Chi pensa che questo gioco sia solo un’opera di fantasia forse non sa che uno dei principali poteri dei vampiri è proprio quello di far credere che non esistano. Eppure fin dagli albori dei tempi si è parlato di loro in qualche modo.
Già in epoca greca e romana si trova traccia di particolareggiati racconti sulle malefiche strigi, che si introducevano al capezzale dei morenti per succhiarne il sangue e divorarne la carne, riducendo i corpi a orride carcasse ricoperte di piaghe, macchie e croste purulente. Il loro arrivo era annunciato da canti lamentosi e allo stesso tempo supplichevoli, che servivano a far addormentare chi vegliava sui moribondi, per permettere alle strigi di compiere indisturbate il loro macabro banchetto.
Nel Medioevo – a proposito delle cosiddette morti bianche – sono circolate innumerevoli storie su spiriti e streghe che di notte si insinuavano nelle case per rubare le preziose anime dei neonati, lasciando nelle culle i corpicini senza vita, ma privi di ogni traccia di violenza.
A partire dal diciottesimo secolo si è invece iniziato a diffondere in parte dell’Europa il termine vampiro per descrivere esseri diabolici che, a dispetto della morte, uscivano dalle tombe in cui erano stati sepolti e si aggiravano per cimiteri e rovine in cerca di vittime da dissanguare.
Mentre o ovest la diffusione della dottrina dell’illuminismo chiamava la ragione a trionfare sulla superstizione, a est l’arretratezza quasi feudale di certi scenari rurali permetteva a mostri spaventosi di infestare paesi e campagne, gettando nel panico intere popolazioni. Molti trascorrevano notti di terrore barricati in casa, pregando e facendo accorati scongiuri.
Dotati di forza sovrumana e poteri eccezionali, i vampiri erano creature spaventose e apparentemente inarrestabili. Di giorno non sembrava fossero in grado di nuocere, ma al calar del sole diventavano i padroni del destino del mondo.
La capacità di trasformarsi in pipistrello, lupo o nebbia permetteva ai vampiri di coprire grandi distanze in poco tempo, allungando la loro mortale ombra nera su territori sconfinati. Con un semplice sguardo potevano piegare chiunque al loro volere, ipnotizzandolo e rendendolo capace di compiere le gesta più efferate.
La loro origine era sconosciuta o comunque incerta, si parlava di riti satanici e morti violente, ma presto fu chiaro che chi veniva morso e dissanguato da un vampiro dopo la morte sarebbe a sua volta divenuto un mostro succhia sangue e la sua anima sarebbe stata dannata per l’eternità.
Trattandosi di creature infernali, temevano la croce e gli altri simboli sacri. Poi si scoprì che anche l’aglio, il biancospino, la rosa selvatica, l’argento, i corsi d’acqua li mettevano in difficoltà, mentre i raggi del sole potevano addirittura ucciderli, così come un paletto infilato nel cuore.
Di giorno, qualcuno iniziò coraggiosamente ad andare in cerca della presenza dei vampiri, violando cripte e scoperchiando bare per estinguere con riti efferati quelle malefiche presenze. Furono effettivamente trovati cadaveri che, nonostante fossero stati seppelliti da settimane se non da mesi, mostravano ancora un ottimo (e inquietante) stato di conservazione. A qualcuno erano ricresciuti i capelli, alcuni avevano addirittura le labbra e il naso sporchi di sangue.
Dopo essersi rifiutati per molto tempo di prendere in considerazione la cosa, diversi scienziati tentarono di smontare il mito dei vampiri parlando di fenomeni perfettamente naturali, cavalcati e ingigantiti (se non deformati) dalla superstizione.
Col tempo però i vampiri presero possesso anche del moderno occidente, sviluppando una aneddotica sempre più vasta e diventando infine i protagonisti di opere letterarie che a volte giunsero pure a esaltare le loro mostruose imprese.
Il primo a scriverne, intorno al 1820, fu John William Polidori, nella novella The Vampire che inizialmente fu attribuita a Lord Byron, di cui Polidori era il medico curante. La storia verteva sull’inquietante Lord Ruthven, malvagio vampiro in incognito che per soddisfare la sete di sangue non esitava a travolgere e distruggere molta brava gente.
Il personaggio fu poi ripreso dallo scrittore francese Charles Nodier che gli dedicò un intero romanzo: Lord Ruthwen il Vampiro (cambiando nel cognome la v in w), una vicenda ancora più terrificante e ricca di particolari scabrosi, ambientata tra l’altro in Italia (almeno in buona parte).
Intorno alla metà dell’Ottocento si diffuse l’epopea di Varney il vampiro, grazie all’omonimo romanzo a puntate firmato da James Malcolm Rymer, il cui perfido protagonista si divertiva a perseguitare la famiglia Bannerworth, destinata anche a causa sua alla rovina.
Nel 1872 lo scrittore irlandese Joseph Sheridan Le Fanu scrisse un altro grande classico della narrativa vampiresca, il racconto Carmilla incentrato sulle perfide gesta di una caleidoscopica e sensuale vampira, nota anche come Millarca e Mircalla e in grado di seminare ovunque morte e distruzione con il suo fascino irresistibile.
Uscì invece nel 1897 quello che ancora oggi è il romanzo sui vampiri più famoso della storia, Dracula di Bram Stoker. Una pietra miliare dell’horror che, oltre a lanciare altri formidabili personaggi come Jonathan Harker e il professor Abraham Van Helsing, ha definitivamente consacrato i mostri succhia sangue nell’immaginario collettivo, dando la stura alla successiva, interminabile serie di imitazioni, rielaborazioni, omaggi che ha raggiunto anche l’ambito teatrale e poi quello cinematografico, spesso con eccellenti risultati.
Impossibile non citare, tra i film, il Nosferatu di Murnau, il Dracula di Tod Browning con Bela Lugosi, quelli della Hammer con Cristopher Lee e Peter Curshing. E poi Fright Night (di cui è stato recentemente fatto un remake), il sontuoso Dracula di Francis Ford Coppola e gli adattamenti di Intervista col vampiro di Anne Rice e Le notti di Salem di Stephen King, due formidabili romanzi horror. Il marchio di Dracula è finito anche su parecchi videogiochi, tra cui qualche avventura testuale molto famosa, come quella assai truculenta di Rod Pike pubblicata dalla CRL nel 1986 con illustrazioni così tremende che fecero guadagnare al gioco il divieto ai minori di 14 anni.
In Italia, a metà degli anni 80 è uscita per Commodore 64 La leggenda di Aralm (sottotitolo: Nosferatu) scritta dal fantomatico Wyz the Wizard (autore a tutt’oggi sconosciuto). Un gioco senza soluzione: a quasi trent’anni dalla pubblicazione nessuno pare sia ancora riuscito a finirlo (nonostante i numerosi tentativi fatti anche in epoca recente dai retroplayer). Come in Darkiss, si impersona un malefico vampiro, che esce di notte per andare a caccia e deve evitare trappole e ostacoli di ogni tipo, tra cui pure un sedicente cacciatori di vampiri chiamato Blade.
Un’altra avventura famosa per il finale sfuggente è l’inglese Castle of Terror. Anche in questo caso si discute da decenni sulla apparente impossibilità di uccidere il vampiro nell’ultima scena del gioco (intervistato dai fan, l’autore Grahame Willis ha più volte detto che non si tratta di un bug, ma solo di un modo per rendere più originale l’avventura e far divertire i giocatori).
Negli ultimi anni invece c’è stata una curiosa inversione di tendenza, che ha permesso ai vampiri di abbandonare la consueta aura di malvagità per diventare quasi degli eroi, come in Twilight, True Blood e The Vampire Diaries, al servizio della salvezza dell’umanità. Un fattore che ha contribuito ad alimentare la loro già grande popolarità, con un bizzarro proliferare di richieste di informazione su Internet e altrove su come si possa diventare vampiri, per vivere (e amare) in eterno.
All’alba del terzo millennio, in un’epoca più che mai scettica e tecnologica, i vampiri sembrano dunque aver raggiunto uno dei loro scopi fondamentali, cioè far credere di essere soltanto un parto della fervida fantasia di certi estrosi autori, senza nessun collegamento con la realtà.
Speriamo di non dover cambiare idea un giorno o l’altro…
Marco Vallarino
posta @ marcovallarino.it